Circa un anno fa i Portland Trail Blazers hanno cambiato proprietario, venduti da Paul Allen ad un gruppo di investitori capeggiato da Tom Dundon per una cifra complessiva di 4.2 miliardi di dollari. Dunadon è così diventato il nuovo proprietario della franchigia: si tratta di un imprenditore il cui patrimonio personale è stato stimato da Forbes intorno ai 2.3 miliardi di dollari solo pochi mesi fa.
L’inizio della sua gestione dei Blazers non è però stata facile: in primis perché l’allenatore Chuncey Billups è stato coinvolto nello scandalo NBA delle scommesse, venendo sospeso fino a data da destinarsi. Sono però alcune scelte di Dundon, soprattutto a livello economico, ad aver alimentato qualche dubbio e avergli fatto guadagnare l’ironico soprannome di “El Cheapo”. Mentre i Blazers disputavano la serie di Playoff contro San Antonio, con la sfida ancora sull’1-1 e la squadra appena vittoriosa in trasferta contro quelli che sarebbero diventati i finalisti a Ovest, era circolata una voce legata al contratto di Tiago Splitter, coach ad interim. Secondo quanto riportato, il tecnico brasiliano non sarebbe stato confermato sulla panchina dei Blazers nonostante il rendimento positivo perché la franchigia gli aveva offerto un salario al di sotto degli standard NBA. Splitter ha così rifiutato la proposta ed è stato assunto come nuovo head coach dei Chicago Bulls.
Un primo segnale della politica di austerità portata da Dundon e confermata pochi giorni fa anche dall’assunzione del nuovo allenatore: Micah Nori, fino alla passata stagione lead assistant di Chris Finch a Minnesota. Sebbene Nori sia alla primissima esperienza da capo-allenatore NBA, è da anni uno degli assistenti più stimati della Lega. La sua assunzione è stata applaudita, ma non il contratto che gli è stato offerto (e che lui ha accettato): a differenza di quello che accade in casi come questi, in cui si insedia un nuovo coach per dare il via a un progetto pluriennale, Nori ha firmato un annuale con la possibilità di rinnovo con Team Option sia nella stagione 2027-28 che nella 2028-29. J.B. Bickerstaff, allenatore dei Pistons e presidente della NBCA (la Coaches Association), ha criticato molto l’accordo definendolo “uno schiaffo in faccia” alla categoria.
Una scelta che ha fatto quindi storcere il naso, e sicuramente non ha aiutato nemmeno come l’allenatore è stato accolto nelle struttre dei Blazers nella giornata di ieri. Quando Nori è arrivato in ufficio, ha trovato sul tavolo solo Diet Coke e Hi-Chews (un genere di caramelle): un benvenuto misero che però Portland ha anche sottolineato sui social, in chiave ironica e sottolineando come siano due cose di cui il tecnico va ghiotto.
We heard Coach liked Diet Coke and Hi-Chews so we bought Diet Coke and Hi-Chews pic.twitter.com/MbWrReCMln
— Portland Trail Blazers (@trailblazers) June 26, 2026
A chiudere il cerchio, un articolo dello Sports Business Journal riguardante alcune dichiarazioni di Tom Dundon a proposito dei lavori per rinnovare il Moda Center, casa dei Blazers dal 1995. Secondo quanto ricostruito, Dundon avrebbe detto che “mantenere la franchigia a Portland è stato già uno sforzo sufficiente”, rifiutandosi di mettere quei 600 milioni di dollari richiesti per le ristrutturazioni. Non solo: Dundon si aspetta che siano i contribuenti a pagare l’intero conto, dopo che a fine aprile il sindaco della città, Keith Wilson, aveva comunque detto che l’amministrazione locale avrebbe investito fino a 120 milioni di dollari nei lavori.
Se questi 600 milioni di dollari non venissero pagati dalle autorità locali, Dundon potrebbe anche decidere di trasferire la franchigia in un’altra città a partire dal 2030, quando scadrà il contratto di locazione del Moda Center attualmente in essere.
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